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Articolo di Mario Lettieri e Paolo Raimondi

Mentre l’Europa è timida rispetto ai futuri rapporti con i paesi dell’Africa, la collaborazione tra
questo continente e il gruppo dei paesi Brics sta diventando sempre più operativa.

L’ultimo summit del gruppo, tenutosi lo scorso settembre a Johannesburg, in Sud Africa, è
stato dedicato proprio allo cooperazione con l’Africa e alle opportunità offerte dal nuovo mercato
comune africano. Evidentemente se ne è sottovalutato le potenzialità.

Nel summit si affermò a chiare lettere che “l’Area di libero scambio continentale africana (Afcfta)
crea un ambiente favorevole per il commercio e gli investimenti in Africa, in particolare nello
sviluppo delle infrastrutture. I paesi del Brics sono partner affidabili per la cooperazione, il
commercio e lo sviluppo.”. Ratificata nel 2019, l’Afcfta intende superare le barriere doganali tra i
paesi africani e promuovere l’integrazione economica, monetaria e di sviluppo per l’intero
continente. Oggi rappresenta già un mercato di quasi un miliardo e mezzo di persone e un pil di
2.600 miliardi di dollari.

Anche nel 2024 l’Africa avrà una speciale attenzione da parte del Brics. La presidenza del gruppo
sarà del Brasile, che coordinerà anche le attività del G20. Si rammenti che già allo scorso vertice sul
clima di Nairobi, il presidente Lula aveva sposato le posizioni dell’Unione africana sulla riduzione
del debito, sulla necessità di un’architettura finanziaria globale più inclusiva e “adatta allo scopo”.
Anche Celso Amorin, consigliere speciale della presidenza brasiliana per gli affari internazionali e
uno degli artefici del Brics, ha affermato che l’Africa sarà al centro della politica estera del Brasile.
Non è un mistero che il 2024 sarà un anno pieno di insidie per il debito africano. Secondo la Banca
dei regolamenti intenzionali di Basilea, il debito estero è già arrivato al 30% del pil, un terzo del
quale è detenuto da banche commerciali. Quest’anno dovranno essere rinnovati titoli di debito in
scadenza per oltre 200 miliardi di dollari. Nel 2023 l’inflazione media nell’Africa sub sahariana è
stata del 18% e la svalutazione delle monete locali del 20% rispetto al dollaro. Questo è il quadro.
Dopo i fallimenti del Ghana, dello Zambia e dell’Etiopia, 9 stati africani sono in grande sofferenza,
15 ad alto rischio e altri 14 a rischio moderato. I tassi d’interesse alti e un dollaro più forte sono una
miscela disastrosa per i paesi poveri.

L’Africa costituisce circa il 18% della popolazione mondiale, quota che si prevede salirà al 25%
entro il 2050. Nella regione sub sahariana l’età media è di circa vent’anni. L’Africa possiede il 30%
delle risorse minerarie mondiali e il 60% delle terre coltivabili inutilizzate a livello planetario.
Negli ultimi due decenni, il focus delle esportazioni africane si è spostato verso Cina e India, con
quote in calo per gli Stati Uniti e l’Unione europea.

Perciò è’ in atto la cosiddetta “grande corsa verso l’Africa”, ricordando quella dell’oro dei secoli
passati. In quest’ottica i summit bilaterali con i paesi dell’Africa sono in aumento. Dopo di quelli
con la Cina, con la Russia e con l’Italia, altri sono in programma con l’Arabia Saudita, la Gran
Bretagna, la Francia, la Germania, la Corea del sud e l’India.

Per contrastare la crescente influenza cinese con la sua Belt and Road Initiative, la nuova Via della
Seta, del valore di mille miliardi di dollari, l’Ue ha lanciato il proprio piano strategico
d’investimenti, il Global Gateway, di cui la metà, pari a circa 150 miliardi di euro, è stata destinata
al continente africano.

I leader africani, soprattutto quelli espressi dalla società civile, sono consapevoli che questo
crescente interesse è rivolto più alle materie prime che allo sviluppo del continente. Perciò si vuole

dare più importanza ai rapporti con il Brics. Sempre più paesi dell’Africa ne vogliono far parte.
Oggi ci sono il Sud Africa, l’Egitto e l’Etiopia, ma vorrebbero aderire anche la Nigeria, il Senegal,
l’Algeria, la Repubblica democratica del Congo ed altri.

L’Africa è consapevole che il Brics dà ai paesi del Global South la possibilità di articolare le
proprie proposte e di fissare le proprie priorità, anche nei settori tecnologici. L’utilizzo delle monete
locali nei commerci dovrebbe creare maggiore efficienza e risparmio. Il governo egiziano ha appena
deciso l’utilizzo delle monete nazionali nei commerci come sua priorità programmatica. Una
sperabile maggiore indipendenza finanziaria dovrebbe essere garantita da un sistema di pagamento
panafricano che è stato sviluppato dall’Afreximbank, la banca export import nata con gli accordi
Afcfta, cui le banche centrali dovrebbero aderire entro la fine del 2024 e le banche commerciali
entro la fine del 2025.

Attraverso l’azione dell’Afcfta e dell’Unione africana i rapporti con il Brics diventeranno di natura
collettiva, continentale. Si auspica che il Brics possa essere un efficace ombrello protettivo per i
paesi africani nei confronti di chi ha eventuali intenti predatori. E’ una speranza per l’intero mondo
se vero è che il nuovo ordine economico mondiale non può che essere fondato sul multilateralismo
e su una nuova architettura finanziaria globale.

 

*già sottosegretario all’Economia **economista