Considerazioni sulla cittadinanza di Vilma Nazzi
Nella Roma antica i confini-quali noi oggi conosciamo, appartengono al mondo moderno, cioè nascono con la pace di Aquisgrana- erano tra coloro che godevano della cittadinanza romana e tra coloro che non l’avevano. IUS CIVILE e IUS GENTIUM. Il primo era per tutti i maschi liberi nati a Roma, mentre l’altro è un complesso di norme fondato sulla”naturalis ratio” comune a tutti i popoli ( gentes) che avevano raggiunto un certo grado di sviluppo ed era nato per regolare i rapporti negoziali tra ‘cives romani’ e ‘peregrini’. Il pegrinus era il forestiero, dall’avverbio latino ‘peregri’:- attraverso le campagne- e Roma ha sempre accolto e la sua potenza l’ha raggiunta includendo nella propria società le varie migrazioni. , ma non concedendo la cittadinanza.
Il diritto di cittadinanza sarà un motivo di lotta politica tra gli optimates (conservatori) restii alla concessione e i ‘populares’ (progressisti), come i Gracchi e Cesare che volevano ampliare il numero degli elettori. Migrazioni organizzate da Roma erano le colonie che erano luoghi militarmente presidiati e sempre più lontani dall’urbe: erano cittadini romani e quindi con il diritto civile, mentre vi erano altri insediamenti i cui atanti rispondevano ai diritti del popolo latino che consistevano principalmente nello ius connubii e nello ius commercii.
UN PROVINCIALE (UN ABITANTE DI UNA DELLE PROVINCE) POTEVA OTTENERE LA CITTADINANZA PER LA SUA FEDELTÀ O PER I SUOI SERVIZI ALLA REPUBBLICA
Su GOOGLE, clicca “ Cittadinanza romana antica”. Sotto c’è “STORICANG.it” ed è esposto chiaramente il ‘de iure…’ poi ci sono altre voci correlate interessanti. Si può leggere la II orazione di Cicerone “In Verrem” e sempre di Cicerone nel “de Officiis” in cui si afferma che è ‘incivile’ escludere migranti.