Articolo di Vilma Nazzi
In Italia il periodo di immissione in commercio del vino novello dal 30 ottobre al 31 dicembre dell’annata di produzione delle uve utilizzate e di una gradazione alcolica minima di 11 gradi. Oggi è il 27 0ttobre e in casa di un amico, piccolo produttore della Tuscia, ho bevuto un vino novello di una gradazione certamente superiore e si beveva con piacere: un colore rubino scuro, vinoso e vellutato nello stesso tempo, il cui profumo non saprei definire, forse un po’ di brezza marina.
E ho visitato il vigneto con le viti di merlot e di cabernet con le foglie spente e mi sembravano esauste per i ricchi grappoli che avevano dato; mi veniva voglia di avvicinarmi di più, di camminare tra una pianta e l’altra, di accarezzarle e far loro le coccole come si fa con i nostri cani. Sul vigneto arrivavano in basso gli ultimi raggi del sole al tramonto, in alto il cielo striato di rosa; è un vigneto amato.
Otto commensali, quattro caraffe di vino per gustare meglio un risotto con la zucca, una vellutata di castagne patate e funghi, uno stinco di maiale in umido. Il dessert: una purea di castagne con la panna montata. Sì, era necessario bere. Il must dell’autunno, secondo certi chef, è il vino novello e le castagne e i miei ospiti ne hanno dato testimonianza.
Ottobre è il mese dei raccolti, della vendemmia, della preparazione del vino, è il tempo delle sagre dell’uva-manifestazioni che vanno scemando e la cui scomparsa , forse, può causare l’attuale calo dei consumi del vino-tradizioni dove si fondono ricordi precristiani connessi alla vendemmia, rievocazioni storiche e la celebrazione della Beata Vergine del Rosario, che papa Gregorio XII fissò nel 1573 il giorno 7 ottobre, a commemorazione della vittoriosa battaglia di Lepanto. Il 28 ottobre, con la festa di San Simone si chiudeva definitivamente il tempo delle opere con la raccolta delle rape e la riposizione degli arnesi . Nell’antica notte del 31, sarebbe iniziato un tempo nuovo, di transizione e di attesa.
Ecco: il vigneto che ho accarezzato entrava proprio nel tempo di un’attesa. Il primo novembre era lo spartiacque fra un anno agricolo e l’altro e il calendario universale apriva un nuovo ciclo con la solennità di Ognissanti, la festa della rinascita: i morti risorti splendevano nella primavera celeste. San Martino -11 novembre-era la festa della svinatura, della polenta con la farina novella, del tacchino, dell’anitra, delle castagne, delle zucche, era la festa-mercato durante la quale la popolazione aveva modo di scambiare prodotti e attrezzi agricoli. Queste occasioni popolari ci facevano riflettere sulle nostre radici storiche, culturali, religiose ed erano un’occasione per celebrare la vita, la gioia condivisa e non mancava mai un calice di vino con cui brindare. Oggi dilaga Halloowen: dolcetto o scherzetto?