La campagna russa Doppelganger in Israel
Report come quello dell’ INSS – Institute for National Security Studies continuano a denunciare come anche Israele si trovi a fare i conti (con apparente difficoltà) con le azioni di interferenza russa nella politica interna, portate avanti dal Cremlino secondo uno schema già consolidato in Europa e negli Stati Uniti. Attualmente Israele è oggetto di una campagna di influenza, rafforzata dopo l’inizio della guerra a Gaza, veicolata con il sistema Doppelganger (o RRN - Recent Reliable News).
La campagna di cui è oggetto Israele in questo momento mira a raggiungere gli stessi obiettivi delle operazioni Doppelganger analizzate dal 2022 in Francia, Germania e poi Ucraina, Stati Uniti, America Latina: promuovere gli interessi russi attraverso la polarizzazione nel paese, neutralizzare la simpatia e l’assistenza militare all’Ucraina da parte di Israele, allontanare il paese dagli Stati Uniti, spingerlo ad adottare un approccio più positivo nei confronti di Mosca.
Dal 2022 e poi nel 2023 (scenari Ucraina e Gaza) in Russia ci sono stati picchi di recrudescenza di antisemitismo e le narrative russe sul tema si sono moltiplicate e ampliate, con anche una strumentalizzazione specifica dei temi dell’Olocausto o del genocidio (i russi sono i nuovi ebrei, la russofobia come antisemitismo, le aggressioni della Nato e di un Occidente dominato da un manipolo di potenti riferibili a Israele e Stati Uniti).
All’interno di Israele, la campagna Doppelganger si comporta allo stesso modo delle sue versioni francesi o tedesche: spaccia finti contenuti di testate locali e internazionali (Mako, N12, Walla, Liberal, Fox News, Washington Post, Le Monde…) per diffondere precisi messaggi, inizialmente abbastanza grossolani nella loro forma e contenuto da saltare subito all’occhio, ma via via più raffinati e adeguati al pubblico israeliano, finendo con l’invadere i social media anche attraverso sponsorizzazioni a pagamento mirate verso personalità politiche o eventi (Israele attualmente viene accusata di usare strumenti simili sui social media contro Francesca Albanese).
Il contenuto di questi messaggi, denuncia il report, veicola false affermazioni, come quelle che prendono di mira la sinistra israeliana, protagonista di recente di grandi proteste contro la riforma della giustizia: proteste che sarebbero organizzate dal Partito Democratico degli Stati Uniti per rovesciare il governo attuale, finanziate direttamente dalla Casa Bianca; i messaggi focalizzati su Zelensky, sul governo ucraino e sulla guerra hanno un tenore più spinto che fa riferimento alla già nota narrativa del nazismo ucraino; si cercano di boicottare le campagne di raccolta fondi per l’Ucraina, si sostiene che armi occidentali che sarebbero dovute andare all’Ucraina sono state dirottate nelle mani di Hamas per l’attacco del 7 ottobre, che l’Ucraina è responsabile del pogrom all’aeroporto di Makhachkala. Ancora, in Ucraina vi sarebbero militari di Hamas in addestramento. I report come quelli dello INSS o del JISS confermano l'attribuzione delle campagna alla gestione di due aziende russe, “SDA – Social Design Agency” e “Structura National Technologies” già identificate dal Dipartimento di Giustizia USA, manovrate dall’alto funzionario del Cremlino, Sergei Vladilenovich Kirienko.
In generale vi è un certo allarme sull’attuale capacità di Israele, molto debole, di opporsi a questa operazione sofisticata e adattiva che mira a generare criticità sul lungo termine sfruttando in maniera specifica comportamenti e tendenze della società civile, un target che Israele sembra aver sottovalutato.
Analisi sulle nuove strategie e gli strumenti ipermediali del movimento neofascista
Una recente analisi di Arsenio Cuenca, Death Cult in Hypermedia Environments: Martyrdom and Terrorism in the Neofascist Movement, pubblicata su Perspective on Terrorism, rivista dell'International Centre for Counter-Terrorism (ICCT) dei Paesi Bassi, prende in esame un cambiamento di regia nella strategia dei movimenti di estrema destra legati al neofascismo, introducendo l'ipotesi che la glorificazione e la commemorazione dei "martiri" della storia neofascista, vengano usati per legittimare un sentimento violento che si traveste da "autodifesa" e porta a normalizzare le cerimonie in onore dei "compagni caduti" come celebrazioni di perdite non più legate a una storia clandestina. Gli ambienti ipermediali, zone di confine fra virtuale e reale, in cui confluiscono e vengono cementate e viralizzate narrazioni e strategie finalizzate a consolidare il senso di identità collettiva, servono come luogo di trasformazione della memoria: diffusione di massa di contenuti digitali legati alle celebrazioni e alle manifestazioni in onore di caduti, ritualità, luogo di scambio e educazione alla memoria. Particolare sottolineato dall'autore, i terroristi inerenti all'ambito del suprematismo vengono esclusi dagli ambienti ipermediali poiché non favoriscono e non corrispondono all'idea di "martire" come vittima di violenza e non sono funzionali al concetto di "moderni soldati neofascisti" di cui hanno bisogno i moderni conflitti socioculturali (la narrativa della Grande Sostituzione, il decadimento dell'Occidente, la globalizzazione e il multiculturalismo, ecc ...). L'analisi si documenta anche sull'attuale scena italiana.
Le ramificazioni psicologiche del lavoro sotto copertura
Segnaliamo uno studio approfondito di Cheyenne Jones, An Investigation Into the Psychological Effects of Undercover Policing, sui gravi effetti psicologici negativi a cui sono esposti gli operatori sotto copertura nelle forze dell'ordine, un tema che viene trattato dall'Istituto Germani nell'ambito del corso di Psicologia delle Spie e dello Spionaggio. L'approccio del mondo accademico alla questione dei rischi psicologici di chi lavora in operazioni sotto copertura al contrasto della criminalità organizzata, del terrorismo, delle minacce alla sicurezza nazionale, è un contributo essenziale per proporre soluzioni di prevenzione e supporto nei casi in cui la salute mentale dell'agente venga compromessa in qualche modo dagli effetti del suo lavoro. Effetti numerosi e significativi che possono influire sulla vita dell'agente anche dopo il termine delle operazioni: ipervigilanza, paranoia, abbassamento della fermezza morale, deviazione empatica, ansia, stress, perdita di identità, PTSD, abusi, impatto su relazioni personali e carriera. Lo studio offre indicazioni su quali strumenti e strategie devono essere ottimizzate e impiegate per mitigare i rischi e supportare gli operativi in termini psicologici.
Una interessante segnalazione di lettura arriva da Formiche: si tratta di "Digitalizzazione, Disinformazione, Destabilizzazione", saggio di Michele Zizza di cui viene pubblicata la prefazione. Per chi invece avesse perso il seminario online L'Identità Perduta. Rischi psicologici dell'Agente Infiltrato, incentrato sugli effetti psicologici a cui sono soggetti gli operativi sotto copertura e i rischi raccontati da chi è stato sul campo in Italia e all'estero, questo è il link per rivederlo su YouTube.
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