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Proprio per superare questi limiti, Fantini ha istituito un dipartimento interno di Ricerca e Sviluppo - uno dei pochi in Europa - dove si sperimentano vinificazioni su scala ridottissima, in serbatoi da 10 litri, per testare lo sviluppo di vini ottenuti da vitigni diversi, con lieviti diversi, cresciuti ad altitudini diverse, vendemmiati in tempi diversi. L’obiettivo? Costruire il “rosato ideale”: colore tenue, profilo aromatico fine, struttura equilibrata. È così che nasce Calalenta Merlot, lanciato nel 2019 e oggi prodotto in oltre mezzo milione di bottiglie. «Lo volevamo diverso dai soliti rosati, più elegante e moderno, scarico di colore e ispirato allo stile provenzale - racconta Verdecchia - e per ottenere questo risultato, il Merlot abruzzese di Fantini era un’ottima base di partenza». Il segreto è nella lavorazione: vendemmia perfettamente calibrata, raccolta manuale e raffreddamento immediato delle uve alla pigiatura, per evitare l’estrazione eccessiva di colore (per non estrarre le componenti polifenoliche responsabili del colore acceso di certi rosati) e preservarne la freschezza aromatica. Nessun additivo enologico per schiarire il vino, ma solo tecnica e rispetto della materia prima. Il successo di Calalenta ha ispirato l’applicazione del modello su altri vitigni e territori italiani della galassia Fantini, con una filosofia comune: rosati chiari, vibranti, riconoscibili, ma sempre espressione del proprio terroir. Nascono così: il Sensuale Rosato Terre Siciliane IGT (da Nerello Mascalese, Merlot e Cabernet Sauvignon, prodotto da Vigneti Zabù, consociata Fantini); il Pipoli Rosato Basilicata IGP (da vitigni autoctoni, è prodotto da Vigneti del Vulture); e il nuovo Zolla Rosato di Puglia IGP, 100% Nero di Troia da Castel del Monte, prodotto da Vigneti del Salento. «Ogni nostro rosé è ambasciatore della sua regione», sottolinea Sciotti. Se approccio e stile restano comuni, «è l'esplosività dei territori a emergere di volta in volta», dichiara Verdecchia.
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