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Nonostante tutto, la Shanghai Cooperation Organisation si muove

Articolo di Mario Lettieri* e Paolo Raimondi**
 
A Biskek, capitale del Kirghisistan, è da poco terminato il venticinquesimo vertice della Shanghai Cooperation Organisation (Sco), l’Organizzazione di Cooperazione di Shanghai, in aperta controtendenza rispetto alle politiche economiche, finanziarie e di sicurezza di Donald Trump. Il meeting ha posto il multipolarismo al cento dei lavori, contrapponendolo alla geopolitica unilaterale ed espansiva di Washington. Certo, in Europa molti storceranno il naso, rifugiandosi nella solita retorica del “senti da dove viene la predica”. Ma ignorare gli sviluppi strategici che avvengono fuori di casa nostra non è una ricetta molto intelligente. D’altra parte, è bene ricordare che anche il cosiddetto Sud del mondo non ha dimenticato l’Occidente colonialista. In merito, all’Europa non conviene fare i primi della classe.
 
Dopo la caduta dell’Unione Sovietica, nel 2001 la Sco fu creata da China, Russia, Kazakhstan, Kyrgyzstan, Tajikistan e Uzbekistan e il suo il quartier generale fu stabilito a Pechino. In seguito vi hanno aderito India, Pakistan, Iran e Bielorussia. Oggi al gruppo si sono aggiunti una ventina di Stati, molti dei quali del Golfo, come partner e osservatori.
 
L’organizzazione non è un’alleanza militare, ma un coordinamento per la sicurezza delle vaste regioni dell’Asia. Nel frattempo la cooperazione si è allargata ai settori dell’economia, della finanza, dell’energia, delle infrastrutture e molto altro. E’ diventata l’organizzazione regionale con il territorio più esteso, la popolazione più numerosa e il maggiore potenziale di sviluppo al mondo.
Gli scambi commerciali interni a essa hanno raggiunto i mille miliardi di dollari.
 
Il summit ha voluto dare un messaggio forte al mondo anche attraverso la partecipazione personale, tra gli altri, del presidente cinese Xi Jinping, del presidente russo Vladimir Putin, del primo ministro indiano Narendra Modi, del presidente iraniano Masoud Pezeshkian, del primo ministro pachistano Shehbaz Sharif e dei capi di Stato degli altri Paesi membri. Rilevante la partecipazione di Recep Tayyip Erdogan, capo del governo della Turchia, paese membro della Nato e non solo cerniera geografica tra l’Europa e l’Asia.
 
Sulla sicurezza Modi è stato molto chiaro: ”Dobbiamo allontanarci dalla guerra senza fine e puntare alla sua conclusione. Questo è essenziale per il benessere dell'umanità. Una soluzione pacifica a tutte le questioni, al più presto, è l'appello dell'umanità, e questo è il messaggio dell'India". Durante il vertice i media internazionali hanno ripreso la polemica relativa a una nuova moneta in alternativa al dollaro. Si voleva presentare la Sco come una proprietà cinese che sfida gli Usa con un’azione bellica cosiddetta ibrida. Non è così. In essa, infatti, convivono interessi e posizioni politiche e strategiche differenti. Nondimeno, tutti i Paesi sono preoccupati del proliferare delle guerre, dell’instabilità energetica ed economica, dell’utilizzo delle sanzioni come arma di guerra e di un dollaro sempre più schiacciato da un debito pubblico americano stratosferico. Di conseguenza essi cercano di creare alternative di stabilità e di sviluppo. Una tendenza più che razionale, ignorata, purtroppo, da un’Europa miope.
 
Sul fronte finanziario e monetario, la Sco segue la strada tracciata dai Brics. Non è un caso che un anno fa sia stata proposta una sua Banca di Sviluppo, simile alla New Development Bank. Essa da anni lavora per dare certezza e autonomia ai commerci interni al gruppo dei Brics attraverso l’uso delle monete locali. La cosiddetta moneta dei Brics è in realtà il tentativo di creare una valuta di conto per gestire in modo indipendente crediti, finanziamenti, operazioni e regolamenti monetari e finanziari. Quindi, non una moneta come l’Euro. E’ una soluzione come fu l’Ecu, a suo tempo adottata dalla Comunità europea.
 
Tra i grandi progetti sul tappeto c’è ovviamente la proiezione della Nuova Via della Seta cinese sul territorio asiatico, con particolare riferimento, tra l’altro, alla zona finanziaria e d’investimento speciale kirghisa di Tamchy, storico punto di passaggio tra l’Europa e la Cina, e alla ferrovia Cina-Kirghizistan-Uzbekistan. In discussione ci sono stati anche differenti accordi commerciali e di trasporto, come il Corridoio Internazionale Nord-Sud, lungo ben 7.200 km, che collega San Pietroburgo con Mumbai, capitale finanziaria dell'India, passando per l'Iran e i porti del Golfo.
Anche il Power of Siberia 2, il gasdotto da cinquanta miliardi di metri cubi, che dovrebbe collegare i giacimenti siberiani alla Cina passando per la Mongolia, è stato un importante argomento nei contatti bilaterali.
 
Sulle nuove tecnologie, significativa è la proposta del presidente uzbeko, Shavkat Mirziyoyev, di ospitare a Tashkent nel 2027 il primo Forum Sco sull’intelligenza artificiale.
La Dichiarazione finale di Bishkek auspica una maggiore cooperazione tra gli Stati membri e sostiene gli sforzi per un sistema internazionale più multipolare. Si oppone all'uso di misure economiche coercitive unilaterali, come i dazi e le sanzioni occidentali.
 
Si chiede una maggiore cooperazione contro il terrorismo, l'estremismo, la criminalità organizzata e il traffico di droga. La Dichiarazione ha inoltre evidenziato la necessità di prevenire una corsa agli armamenti nello spazio.
 
Il vertice di Bishkek ha dimostrato che la forza della Sco non sta nell’unanimità delle posizioni, ma nella capacità di far convergere interessi divergenti verso un progetto comune. 
 
*già sottosegretario all’Economia **economista