Una grande opera dedicata all'uomo che ha autenticamente rappresentato il Rinascimento della nostra scuola enologica - Il monumentale libro che ne e' scaturito "Giacomo Tachis il Mescolavin" (finanziato dalla Fondazione Chianti Banca, Carlo Cambi editore) - oltre a costituire un "unicum" editoriale per la ricchezza del materiale raccolto e per l'originale bellezza delle fotografie
Giacomo Tachis è uno di quei personaggi del mondo del vino che non passano inosservati. La storia della sua vita, dal periodo di formazione in Piemonte agli anni della maturita' professionale in Toscana e poi in Sardegna e Sicilia (le regioni di "luce e odori" che amava di piu'), e' diventata una leggenda che meritava di essere raccontata. Bruno Bruchi e Andrea Cappelli hanno accettato questo compito rivisitando, in un ideale viaggio della memoria, i luoghi e intervistando i personaggi conosciuti da Tachis. Il monumentale libro che ne e' scaturito "Giacomo Tachis il Mescolavin" (finanziato dalla Fondazione Chianti Banca, Carlo Cambi editore) - oltre a costituire un "unicum" editoriale per la ricchezza del materiale raccolto e per l'originale bellezza delle fotografie - ha una valenza morale di gratitudine nei confronti dell'uomo che ha autenticamente rappresentato il Rinascimento della nostra scuola enologica. Il libro e' stato presentato sabato 10 novembre 2018 durante il Convegno organizzato dalla Cantina di Santadi in onore di Giacomo Tachis.
La scelta di Santadi per la presentazione del libro non e' stata casuale. Nato e cresciuto in Piemonte, toscano di adozione, Tachis aveva infatti conservato un posto speciale per la Sardegna nel suo cuore. L' amore per il popolo sardo, la terra, il cibo e il mare - che spesso contemplava in solitaria sul lido di Porto Pino dove la salsedine sfiora i tralci di vite - portava Tachis ad apprezzare la Sardegna ogni volta che la raggiungeva per lavoro, tanto da trasformare quelle trasferte in un rigenerante recupero di energie. Aveva, in realta', un' attrazione speciale per tutte le isole, in considerazione della loro unicità culturale e geografica, e un affetto particolare anche per la Sicilia, dove collaborera' a lungo con importanti realta' istituzionali e private.
Il termine mescolavin significa letteralmente "il mescolatore di vini" e, sebbene possa essere interpretato al primo impatto in senso deteriore, in realtà era il modo in cui Tachis voleva essere chiamato. Si considerava infatti la persona incaricata di sfruttare al meglio le varietà di uva e i vigneti che aveva a disposizione. Credeva fortemente che un buon vino potesse essere prodotto solo da una buona uva coltivata in una terra dove le viti soffrivano per ottenere i nutrienti dal terreno, dalla conoscenza maturata con l'esperienza sul campo e, soprattutto, dalla passione. Secondo la testimonianza del Marchese Piero Antinori, Tachis si era attribuito l'appellativo di Mescolavin perché "un grande enologo - sempre alla ricerca della qualità, sempre attento a far sì che i vitigni sprigionino tutto il loro potenziale- al termine di tutto il processo produttivo deve metterci le mani in prima persona: il tocco dell'artista».
Nonostante provenisse da studi tecnici, avendo studiato all'Istituto agrario di Alba, Tachis aveva accumulato negli anni un'impressionante cultura umanistic
a, alimentata dalla curiosita' del bibliofilo e dalla conoscenza dei classici che spesso amava citare. Tutto cio' gli conferiva una certa autorevolezza nei confronti degli interlocutori che, pur provando a smussare alcune asperita' di un carattere fondamentalmente bonario, alla fine finivano per assecondarne le scelte, spesso rivoluzionarie e "fuori dal coro"per i tempi.Le basi tecniche di tali scelte erano frutto degli insegnamenti dell'enologo e docente francese Emile Peynaud, di cui Tachis era stato allievo a Bordeaux, che poggiavano sostanzialmente su alcuni fondamentali principi (poi divenuti prassi enologica comune). In primo luogo, le uve devono arrivare in cantina a completa maturazione, diminuendo cosi' i livelli di acidità per dare vini piu' fruibili e piacevoli.

Le temperature di fermentazione vanno costantemente controllate e, a seguire, i vini affinati tendenzialmente in barrique. L'altro principio e' il controllo costante della fermentazione malolattica, che ammorbidisce i vini convertendo l'acido malico, parte più ruvida del vino, nel più morbido acido lattico.
La svolta professionale di Tachis avviene nel 1961 quando il Professor Giuseppe Dell’Olio, preside dell’Istituto di Alba, lo segnalo' ad una delle piu' importante realtà toscane: la Ricasoli. Tachis aveva avuto pero' un’altra interessante proposta di lavoro dalla storica cantina del Marchese Antinori. Decise per quest'ultima iniziando un sodalizio di 32 anni destinato a lasciare il segno nella storia enologica italiana con la creazione di vini innovativi, universalmente riconosciuti come Supertuscans: Solaia e Tignanello, per lo stesso Antinori e Sassicaia per il marchese Mario Incisa della Rocchetta (cugino degli Antinori), di cui era stato consulente fin dal 1968.
Si trattava di progetti produttivi ben precisi attenti alla valorizzazione del territorio toscano. Nel caso del Sassicaia l'obbiettivo era esaltare le caratteristiche del territorio maremmano di Bolgheri ricorrendo ad un inedito blend di Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc. Per il Tignanello la decisione fu di ancorarsi alla tradizione dell'utilizzo del Sangiovese, mentre per il Solaia si opto' per un mix variabile tra Cabernet Sauvignon e Franc e una quota piu' contenuta di Sangiovese.

Nel 1992 Tachis lascia Antinori e diventa un winemaker indipendente cominciando a lavorare in diverse cantine come consulente esterno. Da quegli anni comincia la sua esperienza da enologo "corsaro", come lui stesso amava definirsi. In Sardegna - grazie all'amicizia con Antonello Pilloni Presidente della Cantina di Santadi - comincia a valorizzare il territorio del Sulcis, piuttosto trascurato nonostante il grande potenziale enologico. Da uve di Carignano e minima parte Bovaleddu, allevate in barrique crea un grande rosso sardo: il Terre Brune. A seguire, per la Cantina di Argiolas da base Cannonau s'inventa un altro capolavoro: il Turriga. In collaborazione sempre con Antonello Pilloni e Sebastiano Rosa (già manager della Tenuta San Guido) ed il Marchese Incisa della Rocchetta elabora nel 2002 un nuovo progetto: L'Agricola Punica che porta a battesimo il Barrua, blend di Carignano, Cabernet Sauvignon e Merlot.
In Sicilia Tachis collabora con la Regione e con l’Istituto della Vite e del Vino per la valorizzazione dei vitigni autoctoni come Nero D’avola, Inzolia, Grillo, Caricante, Cataratto, Frappato. Si realizzano in quegli anni le consulenze fornite alle cantine Duca di Salaparuta, Donnafugata, Florio e Planeta. L'enologo "corsaro" non manco' infine di creare, con un'incursione in Trentino, un altro grande rosso italiano: il "San Leonardo" del marchese Guerrieri Gonzaga (60% Cabernet Sauvignon, 30% Cabernet Franc, 10% Merlot)e con un’altra nelle Marche: il fuoriclasse “Pelago”(50%Cabernet Sauvignon,40%Montepulciano,10%Merlot)della cantina Umani Ronchi.Quest’ultimo nome fu proposto proprio da Tachis a Massimo Bernetti in ricordo della vicinanza del mare e del popolo navigatore.
Ritiratosi oramai dall’attività professionale nel 2010 Tachis e' venuto a mancare a 82 anni nel febbraio 2016 lasciando un testamento morale che con estrema efficacia si riassume in una delle sue affermazioni piu' note: "Rispettiamo la natura e la semplicità del vino. Perciò niente chimica come viene fatta oggi e attenti alla genetica, perché la natura si ribella".
Umberto Trombelli, uno dei suoi allievi piu' cari che ha continuato a collaborare con la Cantina di Santadi, in un' intervista ha recentemente detto: "Per me è stato un insegnante, un secondo padre, una guida. A lui devo molto di quello che sono come enologo, mi ha insegnato a degustare, a vinificare, a meditare prima di agire, mi ha sollecitato a studiare...Non sono paragonabile a Giacomo Tachis...vivo in un’altra epoca figlia del suo lavoro e di quello di altri come lui. Lavoro pero'secondo i principi in cui credeva perché penso che nessuno come lui sia riuscito ad aiutare i produttori a valorizzare i propri vini all’interno delle rispettive zone di produzione".
IL CONVEGNO "OMAGGIO A UN MAESTRO"
Il convegno è iniziato con l'apertura, alla presenza delle autorita' e della figlia Ilaria, della strada intitolata dal Comune di Santadi a Giacomo Tachis che e' posta all' ingresso della cantina inagurata, nella ristrutturata veste edilizia, proprio in occasione della presentazione del libro. I lavori sono proseguiti all' interno della sala convegni con la scopertura del busto in bronzo di Giacomo Tachis realizzata dal professor Carlo Pizzichini dell'Università delle Belle Arti di Firenze che nell' efficace intervento ha dichiarato: "Non ho conosciuto personalmente Giacomo Tachis. Nel realizzare il suo busto avevo sì come spunto una fotografia dell'artista negli anni d'oro, ma per rendergli giustizia ho voluto prima di tutto immaginare com'era, che persona fosse, cosa avesse lasciato, ciò che è stato in grado di far rinascere. Un vero uomo del Rinascimento"'. Ha poi aggiunto: "l'ho raffigurato volutamente ad occhi chiusi per sottolineare la grandezza del suo animo sognatore".

Personaggi di rilievo che lavorano nel mondo del vino e numerose personalita' che hanno collaborato a vario titolo con Tachis sono intervenuti nel dibattito ricordandolo affettuosamente. Il profilo complessivo che ne e' scaturito è quello di un uomo che amava fare il vino con estrema passione, un vero professionista che credeva fortemente nell'esperienza fatta sul campo. Diceva infatti spesso agli aspiranti vignaioli che si erano appena laureati in enologia: "L'universita' inizia adesso".
Molti gli aneddoti divertenti e interessanti emersi durante l'omaggio a Tachis . Il marchese Piero Antinori ha ricordato il suo strano modo di guidare suscitando l'ilarita' della platea. Quando l'enologo imboccava una superstrada o un'autostrada procedeva a velocita' diverse, prima accelerando e poi decelerando senza nessuna apparente ragione. Secondo il Marchese l'andatura dipendeva dal vino a cui stava pensando in quel momento.
Presumibilmente "un vino di cui non era soddisfatto lo rallentava, mentre un vino che pensava fosse davvero buono lo faceva andare veloce". Il Marchese Guerrieri Gonzaga dell'azienda vinicola Tenuta San Leonardo ha ricordato che Tachis una volta gli chiese quale vino fosse il suo preferito tra quelli in preparazione e, dopo averglielo indicato uno in particolare, la risposta perentoria fu: "Va bene, ma il vino che andremo a fare è l'altro!". Evidentemente il "Mescolavin" aveva ben chiaro in mente il risultato finale che voleva raggiungere.
Il presidente della Cantina Santadi Pilloni, nel ribadire il forte attaccamento di Tachis per la terra sarda, ha ricordato il rapporto non solo di collaborazione ma di profonda amicizia che i due avevano stabilito. Ha ripercorso le tappe della crescita di una cantina sociale nata nel 1960 e dedita alla produzione e vendita di vino sfuso (svenduto per alcuni anni ai francesi a 80 lire al litro) ma sull'orlo del dissesto gia'nel 1976, anno del suo ingresso.
"Piano piano, abbiamo iniziato a lavorare, a modernizzare la cantina, prima di tutto gli impianti viticoli, perché è noto che senza uva buona non si può fare vino buono. Cosi' siamo cresciuti».La vera svolta avviene nel 1984 con la presenza di Tachis. «Avevo domandato la possibilità di avere una sua consulenza al Marchese Antinori, il quale mi concesse questa opportunità. Di questo gli sono sempre stato molto grato». La Cantina Santadi da quegli anni ha registrato una crescita esponenziale. Oggi vanta 20mila mq di superficie, un diametro produttivo di 30 km e un export che supera il 50%: «Grazie al nostro export - ha commentato Pilloni - c'è un po' di Sardegna in tutto il mondo, e noi ne siamo fieri. I vini italiani sono in grado ormai di competere con i migliori vini francesi, e noi facciamo parte di quelle aziende che producono vini di alto livello che onorano la Sardegna».

Tachis era un appassionato della buona gastronomia e amava, oltre al carattere genuino del popolo, il cibo sardo. Per onorare l'uomo e i grandi vini che ha contribuito a produrre, la Cantina Santadi ha organizzato, in occasione del convegno, due eventi gastronomici.
Il primo si e' svolto sabato 10 novembre al ristorante "Antigo Borgo" a Narcao.Il menu spaziava da piatti di mare e terra, ma il pezzo forte non poteva che essere il famoso "porceddu" sardo, maialino da latte aromatizzato alle erbe e arrostito al momento, tradizionalmente con legno di ginepro. La cottura, i profumi e la morbidezza delle carni erano impeccabili.
Domenica 11 novembre - dopo una visita al museo archeologico di Sant'Antioco e, per alcuni invitati, la partecipazione al convegno "Produzioni agroalimentari a marchio Carignano e dintorni"- si e' svolto il secondo evento gastronomico.E' iniziato con una degustazione, avvenuta all’esterno della camtina presso i vari stand che esponevano e offrivano prodotti del territorio del Sulcis : formaggio pecorino, miele, pomodori locali e specialita' sottolio, finocchio, zafferano, salumi.
E'stato possibile degustare anche vini di altre cantine. In particolare, il "Piede Rosso Franco" della Cantina sociale di Calasetta, da viti Carignano prefilossera, ha colpito positivamente per morbidezza e lunghezza in bocca, a riprova della finezza del vitigno.
Il momento centrale dell’evento e' stato tuttavia la grande festa popolare organizzata dalla cantina in onore dei soci conferitori e loro famiglie , con lunghe tavolate disposte negli spazi esterni.
In questo caso la vera attrazione e' stata osservare le ultime fasi di cottura e il taglio - eseguiti magistralmente dai mastri macellai locali secondo un antico rituale - di un'intera vitella cotta alla brace per oltre 10 ore al fuoco di quattro bracieri . Particolarmente gustosa e profumata la carne offerta agli invitati che hanno potuto abbinare a questa autentica specialita' i diversi vini della cantina.
Nella sequenza proposta abbiamo in particolare apprezzato due vini da Carignano in purezza:Grottarossa, piu' fresco e con note di frutti rossi e Rocca Rubia con più corpo, note speziate e di marmellata di ciliegie.
Il Barrua dell'Agricola Punica è un rosso piu' corposo prodotto da Carignano con aggiunta di Cabernet Sauvignon e Merlot. Presenta note balsamiche e di cioccolato fondente.
Ci e' stato anche riservato il privilegio di aprire e degustare una bottiglia di Terre Brune 1999 che abbiamo trovato ancora in ottima forma, con in evidenza note terziarie di marmellata di amarene, spunti balsamici e un finale estremamente lungo. In chiusura e' stato offerto il passito Latinia da uve Nasco, un vitigno antico il cui nome dialettale deriverebbe dal latino “Muscus”(muschio) che e’ il sentore percepito nel vino invecchiato.Conosciuto e apprezzato in epoca romana è tuttora coltivato ad alberello.
Questa elegante versione passita evidenzia aromi di timo, mandorla e albicocche secche, con sicuro potenziale di invecchiamento e un’ottima persistenza.
L'aspetto positivo ed emotivo di questa festa popolare e' stata l'impressione di essere stati chiamati ad apprezzare e condividere i valori di una grande famiglia che, nelle rispettive diversita'dei componenti, continua a portare avanti con coerenza un progetto comune di valorizzazione del territorio, nato dalle intuizioni di Antonello Pilloni, con il sostegno, la passione e l'amore di un grande Maestro Mescolavin, che non verra' facilmente dimenticato.
GIACOMO TACHIS Mescolavin - La vita,le opere, i lujoghi del più rivoluzionario enologo del ventesimo secoloVolume di 490 pagine, Formato 40x30 dal peso eccezionaledi 6kg, edito da Carlo Cambi Editore
- A cura di Andrea Cappelli –Coordinamento editoriale Carlo Bernini – Fotografie Bruno Bruchi - Progetto grafico e layout Paolo Rubei- Fotolito e stampa Tap Grafiche, Poggibonsi - Pubblicatocon il contributo di Fondazione Chianti Banca
- Fotografie di Bruno Bruchi, Via Ferruccio Parri, 9-53100 Siena - Cell. +39 335 5357556 https://g.page/bruno-bruchi-